Agricoltura: Il ritorno della “canapa”, come alimento prezioso per la salute e la ricerca in cucina.

Dopo cinquant’anni di oblio, la canapa torna a fare capolino nelle campagne italiane. Non solo filati e corde: oggi la canapa è un alimento prezioso per la salute e la ricerca in cucina. Parola ai protagonisti: coltivatori, trasformatori e chef.
ono passati meno di cento anni, ma in pochi ricordano che l’Italia a cavallo tra il finire dell’800 e i primi del ’900, era il secondo paese al mondo (dopo la Russia) a produrre canapa. Ci hanno pensato le fisime proibizionistiche statunitensi (e i loro interessi economici) e uno Stato poco lungimirante a rendere illegale e bandire l’uso della pianta mettendo in soffitta secoli di storia e di cultura contadina.

Appena si sente pronunciare la parola «Cannabis» i più si mostrano allarmati perché il nome richiama alla mente una droga da cui occorre tenersi alla larga. Un qualcosa di trasgressivo, pericoloso per la salute e sanzionato dalla legge. E che ci sia allarme, è giustificato. In Italia, lo spinello è un rito che coinvolge ormai 4 milioni di persone. È un consumo trasversale: avvocati, medici, notai, idraulici, camerieri, disoccupati, studenti.
La canapa è un’ottima risorsa per un’agricoltura sostenibile e moderna: non è una coltura intensiva e si adatta molto bene alla rotazione colturale. “Dopo la canapa si può coltivare grano o mais nell’anno successivo perché il terreno viene lasciato pulito: da quando sono sparite certe colture (tra cui la barbabietola da zucchero) ci sono poche specie che permettano una rotazione razionale”spiega ancora il prof. Rodolfo Santilocchi. La canapa offre invece un aiuto efficace per mantenere la fertilità del terreno e non necessita di pesticidi nocivi (che costano anche molto). Inoltre, può costituire una bella risorsa anche per la biodedilizia e per la tessitura: si stanno cercando sistemi di estrazione meccanica della fibra.

La canapa è una pianta annuale che appartiene alla famiglia delle Cannabinacee. Preferisce i terreni fertili alluvionali, per questo tradizionalmente era coltivata nei migliori fondo valle. Tuttavia, si adatta a molte tipologie di terreno fino a un’altitudine di 1.500 metri, il che la rende una coltura molto diffusa in tutta Italia e nel mondo. Si semina tra fine marzo e fine aprile, in base alle condizioni del tempo. La canapa coltivabile in Italia deve avere un livello di THC (principio attivo: delta-9-tetraidrocannabinolo) inferiore allo 0,2% ed è comunemente indicata come canapa sativa (o industriale). Di fatto, non esiste una distinzione vera tra canapa, cannabis e marijuana: è la stessa pianta, ma con concentrazione di THC differente.

Ma il seme di canapa è anche uno dei frutti oleiferi più preziosi per la nutrizione, tanto che spesso il consumo di canapa è consigliato come integratore nella nutraceutica. Il motivo sta nell’elevato contenuti di acidi grassi essenziali come gli Omega 3,6 e 9, difficilmente presenti nel giusto rapporto in altri oli vegetali. Inoltre è ricca di vitamine A, B e D che sono fondamentali per combattere lo stress ossidativo e i radicali liberi. Consumare semi di canapa e l’olio estratto meccanicamente da essi (quindi senza solventi chimici) aiuta ad alzare le difese immunitarie diminuisce i livelli di colesterolo, combatte il diabete, le malattie vascolari ed è utile anche per combattere psoriasi e depressione: un vero e proprio superfood.

Oggi, la parte più appetibile della canapa è però il seme. “In realtà non è riscoperta”sorride Santilocchi “Ma una vera e propria scoperta. Mai prima del 2000 si era pensato in Italia di poter mangiare i semi di canapa che invece sono un alimento sano e completo”. La canapa autoctona italiana (la più diffusa è la Carmagnola) è per lo più una varietà da fibra: arriva a 8 metri ed è difficile raccoglierne il seme. “Oggi la canapa che si coltiva in Italia è per lo più la francese Futura 75: si presta meglio per la raccolta manuale del seme. Ma stiamo già sperimentando varietà italiane da impiantare per ottenere lo stesso scopo”racconta Marco Cartechini, giovane agricoltore e frantoiano marchigiano che tra i primi ha scommesso in questa nuova avventura. “Di ritorno dal Biofach del 2005 rimasi stupito da quello che in Canada si faceva con la canapa. Così, un po’ per gioco, ne parlai ai mie due amici Mattia Guarnera (titolare del Birrificio Guarnera di Jesi) e Antonio Trionfi Honorati (titolare dell’omonima azienda agricola nelle colline jesine) e da lì nacque l’idea di provarci insieme”. Nel suo frantoio di Montecassiano, specializzato nell’estrazione meccanica di semi oleosi, Marco produce un ottimo olio di canapa a marchio Made in Natura e dal suo mulino arrivano anche farine vive di canapa, lino, sesamo che arricchiscono la creatività di tante cucine.

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