Carabinieri del Nas controllano mense nel salernitano. San Marzano tra le prime

Scattano i controlli nelle mense scolastiche nei Comuni italiani, dove le pubbliche amministrazioni affidano i pasti a meno di 2,50 € al giorno a ditte esterne. I controlli a campione sono partiti negli ultimi giorni anche in provincia di Salerno. Ieri mattina il Nucleo Anti Sofisticazione e Sanità dei Carabinieri ha controllato la mensa del plesso “Giovanni Paolo II” di San Marzano sul Sarno. Il sopralluogo dei Nas ha riguardato anche la regolarità documentale e delle autorizzazioni trovate in linea con le normative.

«L’alimentazione nelle scuole è importantissima, ho mandato i Nas per fare controlli a campione nelle scuole italiane per verificare se la qualità dei cibi richiamati nelle diete sia consono con la qualità garantita ai nostri bambini»: lo ha annunciato il ministro della Salute Beatrice Lorenzin intervenendo all’assemblea di Federalimentare al Cibus di Parma la scorsa settimana. La Ministra della Salute ha voluto avviare un’indagine a seguito delle segnalazioni dei genitori che si lamentano della qualità dei cibi e quindi Beatrice Lorenzin ha deciso di «chiedere ai Nas di fare verifiche a campione». Sotto la lente d’ingrandimento dei Carabinieri ci sono anche le quantità impiattate per singolo pasto. L’analisi sarà realizzata tenendo ben presente le diete a seconda della fascia di età, la cosiddetta appropriatezza nutrizionale legata ai vari momenti della crescita.

«Sarà trimestralmente fatto il punto della situazione sui risultati emersi dai controlli, come già fatto con la nostra task force nelle residenze per le persone anziane e sui disabili e anche in altre occasioni» fa sapere il Ministro. I controlli sono già partiti, ha spiegato Lorenzin, e non è chiaro se i controlli saranno svolti solo nelle scuole pubbliche o anche le private, «del resto queste cose prima vengono fatte e poi annunciate». «Ci interessa andare a fondo per capire se esiste veramente un problema – conclude Lorenzin – e che tipo di problema è».

AFFIDAMENTI A CUCINE ESTERNE – E tra i problemi di cui parla il Ministro della Salute, bisogna sicuramente segnalare il requisito del massimo ribasso adottato dalle pubbliche amministrazioni. Ci sono aggiudicazione, effettuate dai Comuni del salernitano, che affidano al di sotto dei 2euro e 50centesimi a pasto. Primo, secondo, contorno, frutta, acqua e posate e tovaglioli, il tutto servito a tavola a 2,50 euro. All’interno dei capitolati delle gare di appalti ci troviamo dalla redazione del Manuale per la gestione della rintracciabilità di filiera di prodotto (RFP, ndr) sino al documento di registrazione delle identità e delle destinazione dei prodotti alimentari, ovviamente HCCP e modalità di lavorazione specifiche. Ogni Ente fa la sua gara con il suo capitolato. Ogni Comune fa le sue richieste. Ma noi ci chiediamo come si fa a servire sui piccoli banchi dei refettori scolastici un pasto completo a queste cifre. E c’è da dire che tanti assessori e sindaci non fanno che sbandierare la bandiera dei prodotti biologici. Solo chi ha mai comprato un pacco di pasto, delle verdure o un litro di olio in un negozio bio può sapere quanto davvero costano questi prodotti.

INDAGINE CITTADINANZATTIVA – Secondo l’ultima indagine nazionale condotta da Cittadinanzattiva nel 2014, il 50% dei bambini con meno di 14 anni usufruisce della mensa scolastica e in media ogni alunno, nel ciclo della scuola dell’obbligo, consuma circa 2.000 pasti a scuola, merende comprese. Complessivamente si può ragionevolmente stimare che ogni anno a scuola si consumino 380 milioni di pasti all’anno, per un fatturato annuo di circa 1,3 miliardi di euro.

INDAGINE COLDIRETTI-IXE’ – Mentre una indagine condotta da Coldiretti in collaborazione con Ixè rivela che un italiano su cinque (20 per cento) ha una valutazione negativa dei pasti serviti nelle mense scolastiche di figli o nipoti mentre il 42 per cento la ritiene appena sufficiente. Del resto le porzioni scolastiche sono da sempre oggetto di dibattito nel corso delle assemblee dei genitori: in maniera alternata, si accusano le scuole di servire pasti troppo, o troppo poco abbondanti, porzioni eccessive o microscopiche, cibi troppo calorici, o eccessivamente dietetici. In genere i pasti, sia la qualità che la quantità, sono decise in base a una valutazione effettuata da medici nutrizionisti delle Asl, per cui dovrebbero essere calibrate per le esigenze dei ragazzi. Ma, tra catering esterni, mense costrette a lavorare a catena di montaggio, e palati sempre più esigenti, spesso i cibi non sono proprio quelli prescritti, e i piatti finiscono per restare pieni. Secondo un’indagine presentata alla fine del 2015 da Oricon, il consorzio che raccoglie le sei aziende che fanno il 54% del fatturato in Italia, nelle mense scolastiche si spreca l’11% dei primi piatti, il 13% dei secondi, il 22% dei contorni, il 9% dei dessert, il 10% della frutta, il 10% del pane.

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