Confesercenti: rimbalzo delle vendite a gennaio trainato solo da gdo e outlet, i piccoli esercizi in caduta libera.

I piccoli perdono 70 milioni di fatturato in un mese. Evitare aumento Iva, sommato ad inflazione crescente sarebbe colpo durissimo per i consumi e per il commercio.

Il rimbalzo delle vendite registrato a gennaio non dovrebbe indurre ad un ottimismo prematuro. Nonostante l’incremento registrato sul mese – trainato solo da gdo e outlet  –  la variazione rispetto allo scorso anno rimane infatti ancora negativa, con un calo in volume delle vendite dell’1%. Il 2017 si avvia in salita soprattutto per i piccoli negozi che, in un solo mese, hanno perso 70 milioni di euro di fatturato.

I dati diffusi oggi da Istat – commenta Confesercenti –  segnalano una ripresa delle vendite su base mensile, che ci pare parzialmente dovuta anche allo spostamento a gennaio degli acquisti eccezionali legati alla tredicesima, un’abitudine ormai sempre più consolidata tra gli italiani. Al netto dell’incremento congiunturale, però, emerge il perdurare dello stato di debolezza della domanda. Anche l’inverno, per il commercio, è stato difficile: novembre e dicembre sono stati mesi particolarmente “freddi” per le vendite, con una variazione congiunturale complessiva pari a -1,2%, particolarmente grave perché ha riguardato un periodo – quello natalizio – tradizionalmente ricco dal punto di vista commerciale.

Ad allarmare è soprattutto lo stato di salute del commercio di vicinato. Alla variazione negativa del fatturato delle piccole superfici (-1,4%) corrisponde infatti lo speculare incremento dell’1,2% della GDO: si riallarga dunque la forbice tra piccoli e grandi, che questo gennaio supera i 2,5 punti, uno dei gap maggiori dal 2015 ad oggi. A soffrire di più sono le imprese più piccole: quelle che hanno fino a 5 dipendenti registrano un crollo del -3,3% sullo scorso anno.

Un quadro preoccupante, soprattutto se si considera che il 2016 ha visto chiudere altri 25mila negozi. Per non trovarsi di fronte ad una nuova ondata di cessazioni è essenziale evitare interventi che deprimano ulteriormente la domanda delle famiglie. Diciamo no soprattutto all’aumento delle aliquote Iva: secondo le simulazioni che abbiamo condotto con Ref, l’incremento dell’imposta porterebbe a perdere altri 8,2 miliardi di euro di consumi. Un colpo durissimo per i consumi, che – combinato alla ripresa dell’inflazione, dovuta in particolare agli energetici – potrebbe portare alla chiusura di altre 10mila attività del commercio.

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